Teatro di Roma
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Dal 29/06/2011 al 30/06/2011
Matei Vişniec
IL TEATRO DI MATEI VIŞNIEC
Impronta dei tempi e strumento di resistenza culturale

Il progetto proposto dall’Accademia di Romania, dal Teatro dell’Argine/ ITC Teatro di San Lazzaro e dal CIMES (Centro di Musica e Spettacolo – Dipartimento di Musica e Spettacolo – Alma Mater Studiorum – Università di Bologna) ha come fine quello di valorizzare l’attenzione dedicata all’opera di Vişniec dall’Ateneo e dal mondo teatrale di Bologna

Autore:
Accademia di Romania, Compagnia del Teatro dell’Argine/ ITC Teatro di San Lazzaro, in collaborazione con il CIMES (Centro di Musica e Spettacolo, Dip.to di Musica e Spettacolo, Alma Mater Studiorum Università di Bologna)

Cast:
Micaela Casalboni, Giovanni Dispenza, Andrea Gadda, e Giulia Franzaresi

Regia:
Nicola Bonazzi (Del sesso della donna come campo di battaglia nella guerra in Bosnia)- Andrea Paolucci (I cavalli alla finestra)



I cavalli alla finestra e La donna come campo di battaglia trattano il tema della guerra con linguaggi diversi: simbolico e allusivo il primo, realistico il secondo. Tuttavia, in entrambe le pièces, i personaggi appaiono vivi, le parole evidenziano paesaggi psichici curati nel dettaglio e le problematiche affrontano un trauma antropologico essenziale che è anche alle origini di qualunque scrittura e narrazione, la separazione fra i vivi e i morti.
In entrambi gli spettacoli, la regia si è messa al servizio della drammaturgia, facendo risaltare la compattezza della scrittura con accorgimenti e disposizioni sceniche che dilatano al rapporto collettivo fra gli attori e il pubblico lo stesso clima di tensione, intimità e sorpresa che accompagna la lettura delle pièces.

La Compagnia Teatro dell’Argine ha messo in scena, nel novembre del 2009, Il sesso della donna dome campo di battaglia nella guerra in Bosnia presso l’ITC Teatro di San Lazzaro e, in forma di studio, I cavalli alla finestra presso i laboratori DMS dell’Università di Bologna. Mentre I cavalli alla finestra conoscerà una realizzazione in forma compiuta nel novembre di quest’anno, Il sesso della donna dome campo di battaglia è stato rappresentato con un importante successo di pubblico e grande risonanza fra i critici e gli addetti ai lavori all’International Underground Festival di Arad, in Romania, a maggio 2010.

I CAVALLI ALLA FINESTRA
Scritto nel 1987, bloccato dalla censura rumena la sera precedente la prima, unisce la leggerezza di uno stile stralunato e grottesco all’universalità di temi come il rapporto col potere e l’assurdità della guerra. Il tutto concedendo alla regia, agli attori e agli spettatori ampi margini di divertimento, di immedesimazione, di riconoscimento.
Con una lingua che riesce ad essere buffa e alta, quotidiana e lirica allo stesso tempo, Vişniec ci porta a riflettere sul vuoto che si cela dietro parole come patria, dovere, eroismo e su come in nome di queste parole l’uomo possa essere ancora così facilmente manipolabile. 3 quadri distinti, 3 differenti “interni familiari” dove la guerra fa capolino ed entra a stravolgere la vita di una madre invasata e del figlio succube, di un padre reduce di guerra alle prese con l’imbranata figlia e di una moglie risucchiata dai folli giochi del marito. Il tutto raccontato e introdotto dal messaggero, presenza suadente e misteriosa, vera voce del potere, capace di ingannare e manipolare i piccoli protagonisti di questo magnifico testo già rappresentato con enorme successo in Europa, Stati Uniti e Giappone.

IL SESSO DELLA DONNA COME CAMPO DI BATTAGLIA NELLA GUERRA IN BOSNIA
Un titolo arduo ed enigmatico per una vicenda semplice ed emozionante, che ci riporta al cuore della nostra modernità lacerata. Due donne, Kate e Dorra, si confrontano sul tragico destino di sopraffazione toccato a quest’ultima. Lo scenario è quello della guerra nella ex Jugoslavia. Kate, una psicologa americana chiamata a sostenere i militari impegnati nella riapertura delle fosse comuni, si occupa ora di Dorra, una giovane donna che ha subito violenza in un’azione di rappresaglia.
Matéï Vişniec, uno dei maggiori drammaturghi europei, rilegge la violenza delle guerre balcaniche alla luce di una sensibilità acuta e penetrante, alternando riflessione e rappresentazione, e delineando due indimenticabili figure di donna alle prese con un dramma irriducibile, in un teatro della parola che riesce a dare evidenza fisica al dolore e allo strazio di ogni guerra.

Link segnalato:
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